Gli ambientalisti attaccano: «Sulla “perdita” all’Eurex poca trasparenza»

«Per fortuna non c’è stata contaminazione nelle aree circostanti, ma controlli e comunicazione alla popolazione vanno migliorati»

Il sito Eurex di Saluggia

Sulla vicenda, riportata dal Corriere eusebiano in edicola da venerdì, della perdita in una conduttura dell’impianto Eurex di Saluggia, intervengono, con un comunicato congiunto, Comitato di vigilanza sul nucleare, Legambiente del Vercellese e Pro Natura del Vercellese:

«Nella giornata di lunedì 3 luglio – si legge – nel sito nucleare Eurex di Saluggia gestito da Sogin, all’avvio dei lavori per la posa di un nuovo pozzetto per le valvole di manovra di una linea di scarico degli effluenti liquidi, è stata riscontrata una fessurazione nella condotta con conseguente accumulo di acqua radioattiva che, secondo il sindaco di Saluggia, è dell’ordine di 50-60 litri – sul fondo del vecchio pozzetto. Fortunatamente la contaminazione sembra essere limitata all’area immediatamente circostante il pozzetto, e sembra non essersi estesa al di fuori del sito, ma nulla è dato di sapere circa il verosimile inquinamento della falda acquifera sottostante. Lo sversamento – che probabilmente era in corso da tempo – è stato rilevato in occasione dell’apertura di un cantiere. Evidentemente Sogin, che gestisce il sito da oltre 15 anni, non ha un efficace sistema di rilevamento del flusso di effluenti liquidi dal punto in cui vengono rilasciati dall’impianto al punto in cui essi confluiscono nelle vasche (Waste Pond): perché se in un breve tratto di tubazione si “perdono” decine di litri di acqua radioattiva e nessuno se ne accorge fino a quando non viene aperto un pozzetto, è chiaro che chi dovrebbe gestire l’impianto non lo sta facendo con la necessaria attenzione. Oltre a ciò, ancora una volta – come già in precedenti occasioni di “incidenti” o “malfunzionamenti” all’interno degli impianti nucleari – dobbiamo constatare l’assoluta mancanza di trasparenza e di informazione di Sogin verso l’esterno. Lo sversamento è stato rilevato il 3 luglio, ma solo dopo più di 48 ore – e solo dopo che, ormai, la notizia era filtrata ad alcune testate giornalistiche – Sogin ha ritenuto di diramare una stringata nota informativa. Continuiamo a ritenere che, per una corretta informazione della popolazione, in occasione di tali eventi sia Sogin a dover rendere conto all’opinione pubblica – subito e con precisione – di quanto è accaduto. Dopo tutti questi anni la dirigenza di Sogin dovrebbe avere ormai capito che, dai siti nucleari, che piaccia o no, le notizie escono. Per evitare allarmismi o sottovalutazioni, sarebbe bene che fosse Sogin  a fornire le informazioni: subito e con precisione. Altrimenti “trasparenza” resta una parola priva di senso ed è inutile, poi, piangere sul latte (sul liquido radioattivo) versato».