Il debito dei media nazionali verso la Pro Vercelli

Nessuno si è degnato di far luce sugli episodi di Pro Vercelli-Sassuolo. Nemmeno citando quel commovente applauso che, fosse successo in Inghilterra… Solidarietà dagli appassionati del Genoa. La stangata del giudice sportivo è eufemisticamente beffarda: match da giocare a porte chiuse contro il Bari. Da esemplari precursori di civiltà a carnefici del calcio: grazie alla solita informazione nazionale… dozzinale

E’ arrivata anche la solidarietà di Canale Genoa, sito dedicato al mondo del Grifone, per la scure di Velotto abbattutasi sulla Pro Vercelli. Scure diventata ancora più truce dopo i colpi inferti dal giudice sportivo, della serie “oltre il danno la beffa”: una giornata (quella incontestabile, anche se, se non ci fosse stato il primo rigore…) a Borghese, quattro ad Abbate, due al massofisioterapista Stefano Francese, inibizione al dg Romairone sino a metà maggio, 10mila euro di ammenda e, da restare impietriti, “Piola” a porte chiuse per il prossimo match casalingo contro il Bari.

Forse gli appassionati del Genoa, amanti (loro sì) del brivido antico del football, si sono immedesimati “per osmosi” nei loro colleghi leonini, altrettanto esperti di tradizione e cultura pallonara. Una telepatia di chi troppe volte si è sentito messo da parte dal calcio dozzinale. Quello dei Balotelli, Cassano, creste alla moda, esagitati in panchina che aggrediscono l’arbitro e poi si chiedono come mai il direttore di gara designato arrivi dalle parti di una città rivale in classifica.

Ah sì? Ma non è la stessa cosa accaduta alla Pro Vercelli con la designazione del signor Massimiliano Velotto da Grosseto? Ovviamente nessuno si sarebbe aspettato un punto interrogativo nazionale al momento della designazione ma il far luce sugli episodi di Pro Vercelli-Sassuolo, almeno quelli sacrosanti, questo sì, un po’ tutti ce lo saremmo aspettato.

E il primo episodio sacrosanto è quell’applauso, misto tra pagnolada alla spagnola per le nefandezze dell’arbitro – che ha rovinato una gara di campionato a colpi di decisioni assurde – ed incitamento epico verso una prestazione epica nella sua ingiustizia con la povera Pro a combattere e a sfiorare il pari in nove contro undici al cospetto della capolista. Tutti si sono uniti in uno scroscio di consensi spontaneo, tremila battiti di civiltà e cultura sportiva, introvabile in qualsiasi altro stadio d’Italia. Fosse successo a San Siro, allo Juventus Stadium, non parliamo dell’Inghilterra, chissà quali peana ci avrebbero propinato.

E invece, niente. Già, è successo a Vercelli, quindi non conta. Da chi ogni giorno ci sazia di calcio (o crede di farlo) come un italiano medio si sazia ai rituali gastronomici natalizi, ci saremmo aspettati di più. Molto di più.

Invece tocca vedere la striscia informativa di colore rosso in cui si dice che a Vercelli vengono chiuse le porte dello stadio per aggressione all’arbitro. Già, quella Vercelli che non contestava un arbitro fuori dal Robbiano dal gennaio 1995: quella volta c’era l’Olbia (che comunque non era solito a trattamenti “di riguardo” come quelli riservati quest’anno al team Mapei), ma anche in quel caso la protesta fu di una civiltà esemplare. Così i vercellesi, da effettivi precursori di un calcio “come dovrebbe essere”, si ritrovano ad essere dipinti come improbabili carnefici.

Anche il coach neroverde Di Francesco ha candidamente ammesso quanto l’arbitro abbia influito sul match a favore della sua squadra. Eppure, nessuno si è preoccupato di fare 2 più 2 e dedicare due minuti a quanto accaduto in quella partita.

A volte nel calcio, non basta lottare fino allo strenuo delle forze, palesando fra l’altro miglior condizione fisica e proprietà di palleggio. Se in Italia ospiti la capolista, molto spesso ti tocca pagar dazio…

I media nazionali fanno ancora in tempo a riaprire il capitolo Pro Vercelli-Sassuolo, un match che fa ancora notizia, specie dopo la maxi, beffarda stangata inflitta alla società bianca, che ora si è rivolta all’illustre avvocato Grassani per fare ricorso.

Ma chi deve fare ammenda, non è soltanto la lega di Serie B…

 

Stefano Fonsato