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Finta proposta di lavoro e poi l’aggressione: i Carabinieri di Crescentino incastrano tre giovani per rapina aggravata

Rapina aggravata in concorso e lesioni personali: sono questi i reati contestati a tre giovani (rispettivamente di 20, 19 e 20 anni), due dei quali residenti a Torino e provincia e uno senza fissa dimora. Il provvedimento di avviso di conclusione delle indagini preliminari, emesso dalla Procura della Repubblica rappresenta l’atto conclusivo di una meticolosa e complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri della Stazione di Crescentino avviata a seguito di un violento episodio verificatosi in paese il 21 gennaio 2026.

La dinamica dell’aggressione

Secondo quanto ricostruito dai militari, la vittima era stata attirata in una vera e propria trappola. I tre giovani si erano presentati presso la sua abitazione con il pretesto di proporre alcuni lavori di ristrutturazione edilizia. Una volta riusciti a introdursi nel cortile, i malviventi avevano aggredito l’uomo colpendolo in modo violento all’occhio sinistro e strappandogli dal collo una catenina d’oro, per poi darsi immediatamente alla fuga. A seguito dell’occorso, la vittima aveva riportato un trauma facciale giudicato guaribile in 7 giorni.

Le indagini e l’identificazione dei responsabili

L’efficace attività investigativa si è sviluppata attraverso un accurato incrocio di elementi tradizionali e moderni riscontri tecnologici. I militari dell’Arma hanno infatti analizzato minuziosamente i filmati di numerosi sistemi di videosorveglianza presenti sul territorio e condotto mirati accertamenti tecnici sugli spostamenti dei sospettati. Questo paziente lavoro d’indagine ha permesso di ricostruire l’itinerario e la via di fuga dei malviventi – dal comune del basso vercellese fino alla periferia di Torino – consentendo di giungere ad una chiara e univoca identificazione. Dagli accertamenti è emerso inoltre che i tre indagati, subito dopo il colpo, si erano recati in un centro commerciale dell’hinterland torinese per fare acquisti, come se nulla fosse accaduto. Ciò che emerge a margine dell’attività investigativa svolta è la contiguità dei tre indagati alla microcriminalità nell’area torinese, con particolare riferimento alle “sottoculture” urbane note come “maranza”. Nei contesti periferici e d’aggregazione, tale fenomeno si manifesta spesso attraverso condotte antisociali, reati predatori e l’esibizione di una marcata ostilità verso le forze dell’ordine, dinamiche alimentate anche dalla ricerca di visibilità sulle piattaforme social.Va come di consueto sottolineato che, considerata la fase preliminare del procedimento, gli indagati sono da ritenersi presunti innocenti.

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