Bava (Ifi): «Basta falsità: abbiamo fatto e stiamo facendo tutto il possibile»

L'azionista della società che ha acquisito la ex Magliola di Santhià replica ancora alle critiche del sindacato

Un presidio davanti all’Ifi di Santhià

Riprende da dove si era interrotta la polemica a colpi di comunicati stampa tra l’azionista di riferimento di Ifi Lux (la società che ha rilevato la proprietà dell’ex Magliola) Vincenzo Bava e il segretario della Fiom Cgil, Ivan Terranova. Dopo le dichiarazioni di Bava a metà agosto e la replica di Terranova alla fine del mese scorso, ecco un nuovo lungo comunicato dell’imprenditore che, anzitutto, risponde a Terranova circa la sua titolarità a parlare della vicenda dell’ex Magliola non essendo Bava l’Ad di Ifi: «Essendo l’azionista di riferimento di IfiFI ho non solo la facoltà – precisa Bava- ma il dovere di seguire da vicino le vicende di IFI ed il desitino degli 80 lavoratori che lì erano occupati sino al 24 Luglio e che avrebbero potuto proficuamente operare sino a fine anno ed oltre, vista la fiducia riacquisita con i clienti e lo sviluppo di nuove attività commerciali abbandonate dalla precedente gestione».

Bava poi contesta l’accusa di non aver voluto incontrare i commissari nominati dal Tribunale: «Nei giorni immediatamente successivi alla dichiarazione di fallimento l’azienda (anche attaverso comunicati stampa tutti documentabili), ha lanciato la proposta di un tavolo allargato a tutti i soggetti e le Istituzioni che avevano gestito con esito positivo la crisi d’inzio anno. Questo appello è caduto nel vuoto e rimasto inascoltato: anzi sono state convocate riunioni nei giorni successivi alle quali l’azienda non è nemmeno stata invitata. In ogni caso i rappresentanti aziendali e lo stesso amministratore di Ifi hanno in più occasioni incontrato i Commissari per l’espletamento delle procedure conseguenti alla dichiarazione di fallimento».

L’imprenditore definisce poi «incresciosa» la vicenda del licenziamento dei lavoratori «che ha ricevuto anche aspre critiche da parte dell’assessore regionale al avoro del Piemonte Elena Chiarino nonché dell’on. Paolo Tirmanani in occasione dell’incontro in Municipio dello scorso mese di agosto».

Il comunicato prosegue elencando le azioni portate avanti dalla società per garantire la continuità operativa: «Riguardo alla gestione di Ifi successivamente alla ripresa delle attività dopo l’accordo del 17 aprile con Ansalo-Breda, la società ha mantenuto gli impegni assunti e stava procedendo con le dovute gradualità alla piena ripresa delle attività ed alla messa a norma degli impianti. I salari arretrati di novembre e dicembre 2018 sono stati regolarmente corrisposti (contrariamente sempre a quanto afferma il Sig. Ivan Terranova), così come sono stati pagati i salari correnti e sono stati regolarmente saldati i vari fornitori. Come azionista stavo anche mettendo in atto azioni di riammodernamento del sito e razionalizzazione delle attività produttive oltre ad azioni di contenimento dei costi e riduzione delle spese generali. E’ stata la precedente gestione che ha lasciato il sito produttivo in una situazione deteriorata a causa di una insufficiente e inadeguata mautenzione che si è prolungata negli anni».

Poi è giunto il decreto di fallimento del Tribunale: «In prima persona lo scorso 29 luglio, quindi dopo la dichiarazione di fallimento della società – prosegue Bava – ero all’esterno dell’azienda con l’amministratore per far si che l’incasso generato dalla consegna delle due carrozze ultimate grazie al lavoro delle ultime settimane, venisse destinato al pagamento dei salari e non alla gestione della procedura di fallimento.Considerato che i Commissari hanno ricevuto o riceveranno dai vari clienti un importo pari a circa 500.000 euro, chiediamo in questa sede ai curatori che vengano immediatamente corrisposti i salari del mese di luglio spettanti ai lavoratori».

Infine Bava parla del presunto interesse di un “imprenditore serio” (così come dichiarato in un’assemblea con i lavoratori) all’acquisizione di Ifi chiedendo al sindacato quali siano le sue reale intenzioni: «Non ci rassegniamo né ci siamo fermati anche nel mese di agosto e, tra le altre cose, abbiamo presentato un ricorso avverso la decisione del Tribunale che, nostro malgrado data la lungaggine dei tempi della giustizia, verrà discusso il prossimo 22 ottobre e chiesto un appuntamento all’assessorato regionale al lavoro finalizzato a fare il punto della situazione e verificare possibilità di una ripresa delle attività nei tempi più rapidi possibili».