Violenza sulle donne: a Vercelli diminuiscono accessi al Pronto soccorso e gli interventi del Servizio sociale dell’Asl

I servizi sanitari sia ospedalieri sia territoriali dell’ASL Vercelli rappresentano un punto di osservazione e monitoraggio importante del fenomeno della violenza di genere nel nostro territorio. In particolare il Pronto Soccorso e il Servizio Sociale (presente sia negli Ospedali di Vercelli e Borgosesia sia nei Consultori familiari dell’ASL), sono punti di accesso a cui si rivolgono donne, minori, ma anche persone adulte e anziani vittime di maltrattamenti, a indicazione del fatto che il fenomeno della violenza è sempre più trasversale e coinvolge una pluralità di persone vulnerabili.

I dati registrati dal 2019 indicano una presenza costante di donne, anche con figli al seguito, che chiedono aiuto. Fa eccezione il 2020 in concomitanza con il lockdown, dove il fenomeno è rimasto sommerso a causa dell’impossibilità di uscire di casa, per poi riprendere negli anni successivi.

Le donne si rivolgono prevalentemente al Pronto Soccorso a seguito di liti con il partner e aggressioni, spesso sono accompagnate dalle Forze dell’Ordine intervenute su chiamata diretta o di vicini di casa. Il numero di accessi è passato dai 146 del 2019, ai 77 del 2020, ai 119 del 2021 fino ai 34 del primo semestre 2022.

«Le lesioni che riscontriamo maggiormente sono percosse e spintoni – spiega Roberta Marino, responsabile del Pronto Soccorso – Ma c’è anche chi arriva in forte stato d’agitazione a causa di minacce fisiche o verbali, come ‘ti faccio rinchiudere’ o ‘ti faccio portare via i figli’, a cui capita che assistano anche i bambini».

Le donne che arrivano in Pronto Soccorso per episodi di violenza vengono accolte nel percorso dedicato “Codice rosa”, attivo all’ASL di Vercelli da ormai più di 10 anni, grazie a un protocollo specifico realizzato dall’infermiera Claudia Marino, che ha seguito uno percorso di formazione sul tema del contrasto alla violenza di genere.

«Anche se non presenta lesioni particolari la donna non viene mai lasciata in attesa, in modo che chi le ha usato violenza non possa presentarsi sul posto e tentare di prelevarla o di convincerla a tornare a casa – precisa Roberta Marino – Inoltre viene affidata a personale interno specificatamente formato, che effettua la valutazione sanitaria e sociale, per capire se vive con il proprio aggressore. Se sì, la paziente non può fare rientro a casa e viene presa in carico dall’assistente sociale che si attiva per garantirle protezione e la collocazione in un luogo sicuro. Non importa se non presenta segni fisici particolari, chi arriva in Pronto soccorso per situazioni di violenza non si sentirà mai sminuire. Mentre se le lesioni superano i 20 giorni di prognosi scatta automaticamente la segnalazione del caso alle forze dell’ordine, che avviene sempre anche quando all’episodio assistono dei minorenni, indipendentemente dalla prognosi».

Per il Servizio Sociale Aziendale l’impegno nel seguire le vittime di violenza che accedono al Pronto Soccorso e nei Consultori significa mettere in campo interventi molteplici, con volumi di attività che evidenziano la complessità del fenomeno. Anche in questo caso il numero di interventi (colloqui, lavoro di rete, attivazione di percorsi, ecc) del Servizio Sociale Aziendale mantiene il medesimo andamento decrescente del Pronto soccorso, con 402 interventi nel 2019, 155 nel 2020, 177 nel 2021 e 42 nel primo semestre del 2022.

«Il nostro compito – spiega Laura Spunton, responsabile del Servizio Sociale ASL – è quello di fornire un primo ascolto del problema e facilitare l’attivazione dei Servizi Sociali del territorio, qualora la donna esprima il proprio consenso o vi siano minori coinvolti. E’ importante sottolineare che la violenza a cui assistono i figli minori non è un semplice essere spettatori: per il minore si tratta di un’esperienza traumatica, che rientra a pieno titolo nelle forme di maltrattamento e come tale è considerata dalla legge italiana».

«La violenza sulle donne è un fenomeno a cui l’ASL di Vercelli lavora con un approccio multidisciplinare, che coinvolge molti settori aziendali. Il personale è formato per accogliere e gestire al meglio le donne vittime di violenza, anche quando è necessario il ricovero in un reparto – aggiunge la Direttrice Generale, Eva Colombo – La riservatezza e il supporto psicologico sono sempre garantiti e devo riconoscere che in Asl è numeroso il personale che ha una particolare sensibilità sul tema e che riesce a lavorare coordinandosi al meglio anche con le Forze dell’Ordine e i Servizi Sociali dei Comuni. Promuovere la cultura del rispetto si può e si deve: è questa la “cura” che ognuno di noi deve interiorizzare perché la violenza non può essere normale, non può passare inosservata e non può essere coperta dal silenzio, perché nonostante i numeri appaiano in calo è doveroso impegnarsi per far emergere gli episodi sommersi, ancora numerosi».

«Dalla nostra esperienza – prosegue la Direttrice Sanitaria, Fulvia Milano – emerge l’importanza cruciale di lavorare in sinergia sul fenomeno della violenza, per favorire innanzitutto una presa di consapevolezza da parte delle vittime: il Pronto Soccorso è spesso il luogo in cui vengono alla luce situazioni che si trascinano da tempo, sottovalutate o sopportate per diversi motivi di ordine valoriale, economico, dell’immagine di sé. E’ necessario pertanto offrire ascolto empatico e al tempo stesso alternative sostenibili per riprogettare la propria vita nell’ambiente familiare o in altri contesti di protezione. A tal fine è fondamentale che il cittadino possa percepire i Servizi Sanitari e Sociali come interlocutori in cui avere fiducia».

In occasione della Giornata contro la Violenza sulle donne Asl Vercelli patrocina lo spettacolo teatrale “H2S04 – Se fa male non è amore” promosso dall’associazione Dodici Dicembre in programma il 25 novembre alle 21 al Teatro Civico di Vercelli (ingresso gratuito con offerta libera).

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