Festa del 25 aprile a Vercelli: «Perché il valore della libertà guidi il nostro cammino»
Piazza Camana gremita. Nel riquadro mons. Arnolfo e Monica Schettino
Una limpida giornata primaverile ha favorito una numerosa partecipazione alle iniziative legate al 25 aprile a Vercelli. La Festa della liberazione è iniziata, come di consueto, il piazza Cesare Battisti con la benedizione e la deposizione di corone d’alloro al monumento dedicato ai caduti di tutte le guerre. Poi i partecipanti si sono spostati nella vicina piazza Camana per la parte più importante della manifestazione.
Preceduta dalla deposizione di un omaggio floreale al monumento alla Resistenza è stata celebrata una messa in memoria dei caduti durante la guerra di Liberazione presieduta dall’arcivescovo di Vercelli, mons. Marco Arnolfo. Intensa l’omelia durante la quale il presule ha ricordato come il valore della verità sia essenziale: «E’ la verità che ci fa liberi contro le bugie che si camuffano sotto forma di certezze inconsistenti. Ma la verità non è mai qualcosa di scontato è un valore che siamo chiamati a costruire insieme e custodire come sentinelle. Questo ci insegna la lotta di Liberazione culminata nella nostra Costituzione che non a caso è stata frutto del dialogo e dell’impegno di persone provenienti dai più disparati credo politici. I padri costituenti seppero mettere da parte le divisioni stendendo una Carta che illuminasse la convivenza pacifica del nostro popolo. Ma oltre ad essere custodì della verità e della libertà, dobbiamo essere seminatori di futuro. I veri politici sono coloro che sanno guardare lontano e non all’immediata elezione successiva. Infine dobbiamo avere cura del prossimo con lo stesso spirito del buon samaritano che si curva sul sofferente senza chiedersi se sia della sua “parte”. Che la Festa della Liberazione ci induca ad essere sentinelle della libertà, seminatori di futuro e uomini mossi dall’amore disinteressato verso il prossimo».
La cerimonia è proseguita con gli indirizzi di saluto del sindaco di Vercelli Roberto Scheda, del presidente della Provincia Davide Gilardino e del prefetto Lucio Parente.
L’orazione ufficiale è stata tenuta invece da Monica Schettino, docente dell’Upo, che ha esortato a «non guardare alla storia come se fosse passato. Spostiamo il passato davanti a noi e leggiamolo come indicatore del nostro cammino. La storia della Resistenza, in questa prospettiva, ci insegna che la disobbedienza a un regime autoritario e sanguinario è una virtù».
Schettino ha poi omaggiato il ruolo delle donne nella Resistenza e le ha volute «chiamare per nome» citando le vercellesi Bianca Grasso, Giovanna Michelone, Andreina Zaninetti, Maria Scarparo, Anna Marengo (cui è intitolata la sezione Anpi di Vercelli): «Il loro coraggio, unito a quello di tante altre, ha dato un contributo essenziale alla lotta di liberazione. Molte di loro non hanno mai imbracciato un’arma, ma proprio per questo hanno dimostrato la forza delle idee e dei valori di cui erano portatrici. Parlando con loro mi hanno confessato anche la disillusione rispetto a tante cose che non sono andate come si immaginavano. Loro erano convinte che la guerra appena combattuta sarebbe stata l’ultima, che non si sarebbe più visto nessuno voler esportare le proprie idee con la forza e la sopraffazione. Purtroppo la cronaca di questi giorni ci dimostra che la strada è ancora lunga, così come è ancora irta di ostacoli la via verso una vera eguaglianza tra uomini e donne in una società insanguinata dai femminicidi».
Schettino ha concluso il suo intervento in modo inconsueto: imbracciando una fisarmonica e suonando le note di “Bella Ciao”.
Nel pomeriggio le celebrazioni sono continuate al Rione Cappuccini con il ritrovo davanti alla Cooperativa, l’omaggio al monumenti ai caduti e l’orazione di Michele Gaietta. La manifestazione si è conclusa con un momento di meditazione al cimitero del rione.
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