La grande arte a Vercelli: domani in Arca l’apertura al pubblico di “Chagall”
Tutto pronto per Chagall a Vercelli. Stasera alle 18 l’inaugurazione, domani, martedì 13 ottobre, l’apertura al pubblico. Quasi 10 mila le prenotazioni già effettuate.
Negli spazi dell’Ex Chiesa di San Marco | Spazio ARCA, una grande mostra dedicata a Marc Chagall, artista e testimone lucido del Novecento che ha saputo tradurre la propria cultura e le sue esperienze di vita in un linguaggio pittorico tra i più riconoscibili dell’arte moderna. Sessanta opere ripercorrono oltre mezzo secolo della pittura di Chagall attraverso immagini che vi ritornano: l’Amore e gli amanti, i fiori, il circo e quella città interiore che ha dovuto costruire per custodire la propria terra natale e la sua cultura, perdute non una ma due volte, trasformate dal tempo ma mai cancellate.
Tra le opere esposte, Villaggio russo (1929), Ritratto di Vava (1953-56), Gli innamorati con l’asino blu (1955 circa), Gli innamorati su fondo giallo (1960), Il gallo viola (1966-72), Il clown dal volto verde (1975 circa) e Grande mazzo di fiori rosso (1975) testimoniano, a distanza di decenni, una pittura capace di rinascere dalla perdita. Con questa esposizione il Comune di Vercelli, Arthemisia e la Fondazione Giuseppe Iannaccone proseguono un percorso condiviso volto a portare in città progetti espositivi capaci di coniugare rigore scientifico e valore culturale per un pubblico ampio e diversificato.
Lungo il percorso compaiono anche alcune opere della Collezione Giuseppe Iannaccone , appartenenti a una stagione intensa della pittura italiana tra gli anni Venti e gli anni Quaranta. Non sono presentate come confronti diretti con Chagall, né come derivazioni stilistiche. Il loro inserimento nasce da una diversa affinità: artisti come Antonietta Raphaël, Scipione, Fausto Pirandello, Renato Birolli e Italo Valenti cercarono, in anni dominati dal ‟ Ritorno all’ordine” e da un’idea monumentale della figura, una pittura più fragile, emotiva e libera, capace di trasformare il reale in esperienza interiore.
Le loro opere entrano così in risonanza con i temi della mostra – il villaggio, la poesia, la maschera, il rifiorire – e ricordano che, in contesti diversi, una parte dell’arte europea del Novecento affidò al colore, alla memoria e alla visione il compito di restituire all’immagine una dimensione profondamente umana.
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